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Langhirano nella storia

La prima traccia dell'uomo nel langhiranese risale al Paleolitico, oltre 130.000 anni fa. La presenza di insediamenti stabili ed organizzati di agricoltori ed allevatori, riferibili alla "cultura terramaricola" tipica dell'Emilia padana, si ha tuttavia nell'età del Bronzo (1.600-1.300 a.C.). La conquista romana nel corso del II a.C. comporta un profondo processo di romanizzazione che vede l'assegnazione ai coloni delle terre, con la conseguente comparsa di numerosi insediamenti rustici (fattorie dotate di "fondus") e aggregati urbani di grande interesse, come la "villa" romana posta a Torrechiara Ovest, con pavimentazioni e mattoncini laterizi, in posizione panoramica e con una distribuzione a terrazze su più livelli. Nei primi secoli dell'Impero questi stanziamenti vivono un periodo di notevole prosperità, anche grazie all'introduzione della produzione vinicola, che da questo momento costituirà una componente importante e distintiva dell'economia del territorio.

Langhirano si affaccia alla storia documentata come piccolo centro di fondovalle nel 1038, anno in cui compare citato per la prima volta in un atto medievale col nome di "Lagorano", derivato dall'originario "Lago Ariano" che rimanda ad un tempo alla natura acquitrinosa dei terreni e alla sua fondazione in epoca altomediovale ad opera dei Longobardi, seguaci dell'eresia ariana. Una romantica leggenda, diffusasi nell'Ottocento, vuole invece associare l'antico nome del paese alla presenza di un "lago delle rane" e di fatto la rana è divenuta l'emblema della città.

Durante il Medioevo, XII e XIII, Langhirano grazie alla sua felice posizione geografica, quasi una ‘cerniera' tra città e territorio collinare-montano, allo sbocco della valle del Parma, vede accrescere la propria importanza divenendo sede di un florido mercato del lunedì, tuttora esistente, che assume grande rilevanza nell'Ottocento, molto rinomato per il commercio della carne suina.

Il Risorgimento

Langhirano dall'inizio del XIX alla fine della Prima Guerra mondiale, si distingue nel parmense quale roccaforte di accesi sentimenti democratici e repubblicani, favoriti dalle caratteristiche sociali, economiche ed individuali dei suoi abitanti. Lo spirito garibaldino e mazziniano è infatti molto vivo nella popolazione, tanto che la città viene definita, talvolta anche in tono dispregiativo da parte dei conservatori, "Repubblica di Langhirano". I langhiranesi partecipano a tutte le battaglie militari e politiche del Risorgimento: accanto al glorioso colonnello Faustino Tanara, 28 ardimentosi cittadini prendono parte alle campagne risorgimentali e dopo l'Unità, quando le armi devono lasciare il posto alla dialettica politica e la lotta diventa serrata per l'avvento di nuove concezioni di sviluppo civile, Langhirano riesce a mettere in campo una tenace capacità di mobilitazione ed un sentito impegno sociale.

L'eccidio del 1911

Nel 1911 Giolitti dichiara guerra alla Turchia per la conquista coloniale della Libia. Il popolo è contrario alla guerra, che significa nel migliore dei casi braccia tolte alla terra e al lavoro, nel peggiore giovani affetti sottratti alla vita, per astratto 'orgoglio della nazione' o per presunto ‘interesse del popolo lavoratore'. La Camera del Lavoro di Parma proclama per il 27 settembre lo sciopero generale, che registra una massiccia adesione di lavoratori. Fin dalle prime luci dell'alba del 28 a Langhirano si raduna una piccola folla presso la stazione dei tram per impedire pacificamente la partenza dei soldati per il fronte. La stazione è presidiata da carabinieri e guardie forestali con i moschetti puntati sull'inerme corteo di contadini e operai, una quarantina di persone in tutto. Alcuni si mettono sui binari altri cercano di convincere i tramvieri a non far partire il convoglio. All'improvviso i carabinieri, forse presi dal panico, iniziano a caricare i manifestanti buttandoli a terra e calpestandoli, parte anche una scarica di fucileria ad altezza d'uomo che lascia sul terreno 4 morti, tra cui una donna incinta, e sette feriti. La folla inferocita si accalca attorno alla caserma dove si rifugiano i carabinieri e le guardie forestali; ad impedirne il linciaggio è solo l'intervento del segretario comunale di Langhirano, Ottavio Ferrari, che insieme al figlio Giacomo (futuro partigiano Arta, sindaco di Parma e poi ministro, personaggio molto amato da tutta la città di Parma) convincono la popolazione ad attendere il corso della giustizia legale. Questa tuttavia non arriverà mai: i responsabili rinviati a giudizio saranno poi assolti per "inesistenza di reato" e i manifestanti bollati dalla stampa come "la solita teppa". A ricordo dell'episodio è stato eretto un monumento presso il cimitero di Mattaleto, lo stesso che ospita le spoglie di Faustino Tanara. La dedica recita "Il proletariato ai suoi martiri" e sotto vi sono le lapidi di Maria Montali (22 anni), Elisa Grassi (24 anni) con il figlio che portava in grembo, Severino Frati (33 anni) e Antonio Gennari (43 anni).

Fondo Avis
Immagini storiche langhirano

Museo Faustino Tanara via cesare battisti 20 langhirano Pr
info@museotanara.it

Orari lun-ven:9-13 e 15-18

Con il contributo di: Fondazione Cariparma

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